CHERATOSI
L’esposizione cronica ai raggi solari, in particolare alla componente ultravioletta, può provocare, tra le altre cose, lo sviluppo della cheratosi attinica, detta anche cheratosi solare. Si manifesta con lesioni cutanee localizzate per lo più in zone particolarmente esposte al sole, come il viso, il dorso delle mani, gli avambracci, la parte bassa delle gambe.
La maggior parte delle lesioni è costituita da placche di discrete dimensioni, con superficie secca e irregolarmente squamosa. La base può essere chiara o scura, marrone-rossiccia, rosea, rossa ma può anche avere lo stesso colore della pelle circostante. In quest’ultimo caso, comunque, è possibile individuarle al tatto in quanto la squama (o crosta) che si forma è secca e ruvida.
Le cheratosi attiniche tendono a modificarsi, possono guarire spontaneamente, oppure possono crescere. La loro presenza comunque indica che la persona è un soggetto vulnerabile e che nel corso della vita si è esposto al sole per un tempo sufficiente perché ci sia il rischio di una patologia maligna. Esiste, infatti, una correlazione epidemiologica tra la cheratosi attinica e il carcinoma a cellule squamose (SSC), tale che la prima viene considerata carcinoma in situ e quindi precursore in fase meno invasiva del SCC precursore dell’altra.
Il carcinoma a cellule squamose è un tumore del tessuto epiteliale e colpisce la pelle originando da aree danneggiate dal sole o su lesioni preesistenti. E’ inizialmente locale e superficiale ma può in seguito diventare invasivo e metastatizzare.
Si stima che il tasso di rischio di evoluzione in tumore invasivo è circa il 10%. Nella popolazione americana, per esempio, lo si osserva nel 3% dei casi; in uno studio effettuato su 165 casi di carcinoma, l’82,4% presentava in concomitanza cheratosi attiniche. Non è possibile prevedere quale lesione si trasformerà e in quali pazienti, ma la presenza di lesioni multiple fa certamente aumentare la probabilità.
La tendenza degli esperti è comunque quella di considerare la cheratosi attinica come vero "carcinoma in situ", in quanto presenta le stesse alterazioni cellulari e genetiche del carcinoma spinocellulare
Fonte: www.shireitalia.it
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